Negli ultimi dieci anni hanno governato un po’ tutti (governi tecnici, centro sinistra, gialloverdi, centro destra, destra centro…) e, nonostante ciò, l’approccio di fondo alla gestione degli ingressi per chi proviene da Paesi non Comunitari è rimasto, sostanzialmente, lo stesso. È un approccio caratterizzato da assenza di prospettive ragionevoli e rispettose dei diritti umani e dalla scomparsa dal dibattito pubblico degli elementi strutturali che caratterizzano gli ingressi e la permanenza in Italia dei nuovi cittadini.
Non solo in questi anni il tema generale del riconoscimento dei diritti ai cittadini stranieri è progressivamente scomparso dal dibattito pubblico, ma perfino un tema basilare come quello legato alla programmazione degli ingressi che consentano la libertà di movimento e il rispetto della vita umana è venuto meno. In questo ultimo decennio si è continuato a operare in maniera “strutturalmente emergenziale”, prova ne sia, tra le altre cose, la progressiva diminuzione delle (già insufficienti e inadeguate) quote di ingresso annualmente previste per motivazioni lavorative. Una diminuzione che ha costretto moltissimi a trovare modalità alternative per raggiungere l’Italia….
L’aumento del numero delle persone costrette all’irregolarità di ingresso o a modalità improprie è un fenomeno noto e studiato da tempo. In questi ultimi dieci anni, per esempio, al calo drastico degli ingressi per motivazioni lavorative è corrisposto un innalzamento repentino degli ingressi per richiesta di protezione (si veda grafico 1) alla quale, nei fatti, ha dovuto ricorrere, pur di avere un titolo di soggiorno, anche chi era alla ricerca di un lavoro e che non avrebbe voluto essere inserito all’interno del sistema di accoglienza italiano. Centinai di miglia di persone costrette da leggi inumane a viaggi pericolosissimi.
Anche a causa di questa scellerata gestione, il numero degli uomini e delle donne morte in mare che dal 2014 al 2024 hanno provato a raggiungere l’Italia lungo la rotta del Mediterraneo centrale ha raggiunto la drammatica cifra di circa 24 mila persone (si veda grafico 2).
Queste 24 mila persone sono tutte vite immolate per la “ragion di Stato”, la stessa che si invoca oggi per giustificare il rilascio e l’accompagnamento su un volo di Stato di un criminale come Almasri, spietato ingranaggio di un meccanismo molto più ampio che chiama in causa responsabilità dirette dei Paesi Europei, in primis l’Italia, e della stessa UE che continua a guardare con favore alle cosiddette politiche di esternalizzazione dei controlli dei flussi che, in maniera più brutale e meno politicamente corretto, dovrebbero essere chiamate politiche di subappalto del lavoro sporco.
Chi oggi in Parlamento grida giustamente la propria indignazione per quanto avvenuto con il rilascio di Almasri, conservi quella stessa indignazione contro le politiche che il proprio partito, quando ha avuto responsabilità di governo, ha avvallato e di cui Almasri non è che una diretta espressione. Almasri è il volto, è l’esecutore di quelle violenze, ma i “mandanti “sono altri e, per citare De Andrè, per quanto quei mandanti si credano assolti, saranno per sempre coinvolti!
Fonte Istat. anni 2012-2023, mia elaborazione.
Fonte IOM. Anni 2014-2024, mia elaborazione