di Antonio Ciniero
Oggi entra in vigore il Patto europeo su migrazioni e asilo,
adottato nel maggio 2024. Così si legge, a caratteri cubitali, sulla pagina
della rappresentanza italiana della Commissione europea.
Questo quanto viene riportato trionfalmente:
“Il patto sancisce la revisione del quadro dell'UE in
materia di migrazione e asilo e costituisce ora il fulcro del nuovo approccio
dell'UE in materia di migrazione. Per la prima volta l'UE dispone di un quadro
globale in materia di migrazione e asilo, con una forte protezione delle
frontiere esterne, norme eque e rigorose in materia di asilo e un equilibrio
tra solidarietà e responsabilità”.
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der
Leyen, ha dichiarato:
“La migrazione è una sfida europea che deve essere
affrontata con una soluzione europea. Una soluzione che deve essere efficace,
equa e ferma. Ed è proprio questo il risultato del patto sulla migrazione e
l'asilo: frontiere esterne più sicure, solidarietà tra gli Stati membri e
procedure di asilo e rimpatrio più efficienti. Per affrontare insieme le cause
profonde della migrazione, continuiamo a rafforzare le nostre relazioni con i
partner globali”.
Tradotto: non cambia nulla in positivo. Si esaspereranno
ulteriormente quei dispositivi di esclusione che, dagli accordi di Schengen a
oggi, hanno caratterizzato l'approccio europeo alle migrazioni.
Quando si parla di “frontiere più sicure”, non si intende
rendere più sicure le frontiere per chi cerca protezione, asilo o semplicemente
la possibilità di costruirsi una vita degna in un luogo diverso da quello che
la sorte ha assegnato come Paese di nascita. Non si intende proteggere chi
fugge da contesti resi invivibili da guerre, disuguaglianze e processi di
impoverimento che le politiche globali hanno contribuito ad alimentare.
“Frontiere sicure” continua a significare ciò che ha
significato finora: più morti nel Mediterraneo, più violenze e vessazioni nei
centri di detenzione e tortura attivi o che verranno attivati nei cosiddetti
Paesi terzi sicuri, ai quali si continuerà a subappaltare il lavoro sporco.
Significa più irregolarità, funzionale sia allo sfruttamento lavorativo sia
alla costruzione di consenso politico da parte di chi continua a lucrare sulla
negazione dei diritti. A pagarne il prezzo saranno innanzitutto le persone
migranti, ma anche il resto della società.
L'Unione europea non ha aperto un “nuovo capitolo” sulla
migrazione e l'asilo, come viene proclamato. Ha aperto, semmai, un nuovo
capitolo nella progressiva erosione dei diritti.
Per comprendere pienamente gli effetti del Patto servirà
tempo. La sua entrata in vigore non produrrà conseguenze immediate. Occorrerà
attendere che i singoli Stati adottino i regolamenti necessari a renderlo
operativo: dovranno definire i criteri per stabilire chi è vulnerabile e chi
non lo è, individuare le procedure di frontiera e predisporre le nuove
strutture destinate a renderle operati, di fatto si dovranno creare nuovi
lager!
In questo quadro, l'Italia avrà un ruolo centrale, anche per
la sua posizione geografica. È destinata a diventare uno dei principali Paesi
di attuazione delle nuove procedure di frontiera e delle strutture previste dal
Patto.
Non stiamo parlando di un avanzamento dei diritti, ma del
rischio concreto di moltiplicare luoghi di confinamento e sospensione delle
garanzie fondamentali, spazi in cui vite e diritti potranno essere
ulteriormente mortificati.
Non aspettiamo che tutto questo si realizzi. Muoviamoci. Non
possiamo permettere che avvenga sotto i nostri occhi restando fermi e inermi.