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venerdì 12 giugno 2026

Non stiamo ad aspettare: muoviamoci. Oggi entra in vigore il Patto europeo su migrazioni e asilo


 

di Antonio Ciniero


Oggi entra in vigore il Patto europeo su migrazioni e asilo, adottato nel maggio 2024. Così si legge, a caratteri cubitali, sulla pagina della rappresentanza italiana della Commissione europea.

Questo quanto viene riportato trionfalmente:

“Il patto sancisce la revisione del quadro dell'UE in materia di migrazione e asilo e costituisce ora il fulcro del nuovo approccio dell'UE in materia di migrazione. Per la prima volta l'UE dispone di un quadro globale in materia di migrazione e asilo, con una forte protezione delle frontiere esterne, norme eque e rigorose in materia di asilo e un equilibrio tra solidarietà e responsabilità”.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato:

“La migrazione è una sfida europea che deve essere affrontata con una soluzione europea. Una soluzione che deve essere efficace, equa e ferma. Ed è proprio questo il risultato del patto sulla migrazione e l'asilo: frontiere esterne più sicure, solidarietà tra gli Stati membri e procedure di asilo e rimpatrio più efficienti. Per affrontare insieme le cause profonde della migrazione, continuiamo a rafforzare le nostre relazioni con i partner globali”.

Tradotto: non cambia nulla in positivo. Si esaspereranno ulteriormente quei dispositivi di esclusione che, dagli accordi di Schengen a oggi, hanno caratterizzato l'approccio europeo alle migrazioni.

Quando si parla di “frontiere più sicure”, non si intende rendere più sicure le frontiere per chi cerca protezione, asilo o semplicemente la possibilità di costruirsi una vita degna in un luogo diverso da quello che la sorte ha assegnato come Paese di nascita. Non si intende proteggere chi fugge da contesti resi invivibili da guerre, disuguaglianze e processi di impoverimento che le politiche globali hanno contribuito ad alimentare.

“Frontiere sicure” continua a significare ciò che ha significato finora: più morti nel Mediterraneo, più violenze e vessazioni nei centri di detenzione e tortura attivi o che verranno attivati nei cosiddetti Paesi terzi sicuri, ai quali si continuerà a subappaltare il lavoro sporco. Significa più irregolarità, funzionale sia allo sfruttamento lavorativo sia alla costruzione di consenso politico da parte di chi continua a lucrare sulla negazione dei diritti. A pagarne il prezzo saranno innanzitutto le persone migranti, ma anche il resto della società.

L'Unione europea non ha aperto un “nuovo capitolo” sulla migrazione e l'asilo, come viene proclamato. Ha aperto, semmai, un nuovo capitolo nella progressiva erosione dei diritti.

Per comprendere pienamente gli effetti del Patto servirà tempo. La sua entrata in vigore non produrrà conseguenze immediate. Occorrerà attendere che i singoli Stati adottino i regolamenti necessari a renderlo operativo: dovranno definire i criteri per stabilire chi è vulnerabile e chi non lo è, individuare le procedure di frontiera e predisporre le nuove strutture destinate a renderle operati, di fatto si dovranno creare nuovi lager!

In questo quadro, l'Italia avrà un ruolo centrale, anche per la sua posizione geografica. È destinata a diventare uno dei principali Paesi di attuazione delle nuove procedure di frontiera e delle strutture previste dal Patto.

Non stiamo parlando di un avanzamento dei diritti, ma del rischio concreto di moltiplicare luoghi di confinamento e sospensione delle garanzie fondamentali, spazi in cui vite e diritti potranno essere ulteriormente mortificati.

Non aspettiamo che tutto questo si realizzi. Muoviamoci. Non possiamo permettere che avvenga sotto i nostri occhi restando fermi e inermi.