Uno spazio di riflessione sui processi migratori e le interazioni che innescano nelle società contemporanee.
Propone articoli di approfondimento sulle condizioni sociali e lavorative dei cittadini immigrati e dei rifugiati,
i mutamenti socio-economici che interessano il mercato del lavoro, i processi di impoverimento e di esclusione sociale,
le pratiche e le relazioni di potere che connotano la costruzione dell’alterità.
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lunedì 27 febbraio 2023
Stragi in mare e scafisti. Come si crea il mostro da sbattere in prima pagina
venerdì 25 novembre 2022
Le contraddizioni sono strutturali
Quando si confonde il marketing con la politica i risultati non possono che essere quelli a cui stiamo assistendo. Quando immagini, slogan, comunicati, dichiarazioni, post, video, articoli, racchiusi dentro narrazioni mediatiche parziali e di parte, prendono il sopravvento sulla realtà, sulla conoscenza reale di quella realtà, quando la costruzione della figura di un leader conta più, mediaticamente, dei percorsi collettivi e di gruppo, sui processi di riflessione, sullo stare sul campo e sull’impegno (silenzioso), sulle lotte concrete che tanti lavoratori e lavoratrici (italiani e non) portano avanti con fatica, succede che nel fango dei commenti violenti e ironici non finiscano solo certe foto patinate diffuse e commentate sui social e sui media. Chi ci guadagna in tutto ciò? Al momento, indubbiamente, le destre al governo, che possono lavorare ad una pessima manovra senza che se ne parli, dando in pasto all’opinione pubblica l’ennesimo scandalo, che si poteva prevedere! Se solo certa sinistra fosse stata in quei luoghi dove si costruiscono, appunto, pratiche solidali.
giovedì 29 settembre 2022
Reddito di cittadinanza “miti propagandistici” Vs dati reali
di Antonio Ciniero
Il Reddito di Cittadinanza pare essere diventata la causa principale dei problemi del paese, sono mesi che il tema tiene banco nel dibattito pubblico. Peccato però che nel dibattito trovino spazio solo le considerazioni e le opinioni di coloro che le propongono. Ognuno ha un amico imprenditore che non può assumere per colpa del RdC, ognuno conosce chi lavora in nero per propria scelta per continuare a percepire RdC, ognuno conosce qualcuno che rifiuta il lavoro proposto per continuare a percepire comodamente sul divano il RdC. Senza nulla togliere alla percezione individuale degli illustri signori e delle illustri signore che affollano il dibattito politico nostrano, penso che uno sguardo ai dati possa aiutare a proporre ragionamenti, se non più equilibrati, quantomeno maggiormente ancorati alla realtà.
In due anni, tra il 2019 e il 2020, le truffe accertate da Carabinieri e Guardia di finanza hanno riguardato 174 milioni circa su una spesa complessiva di 15 miliardi circa, vale a dire l’1% del totale.
Secondo un report di febbraio 2022 dell’istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche: il Reddito di cittadinanza ha rappresentato un’ancora di salvezza per 1,8 milioni di famiglie. Inoltre, il report, sottolinea che circa il 46% dei percettori risultano occupati (552.666 standard e 279.290 precari) con impieghi tali da non consentir loro di emergere dal disagio e da costringerli a ricorrere al RdC per la sussistenza. Si tratta quindi dei cosiddetti “working poors”, lavoratori poveri, quello che può apparire un ossimoro è, invece, sempre più una triste realtà, conseguenza dalle politiche economiche neoliberiste, e, tra l’altro, sempre più in crescita nel nostro paese, come ci ricordano annualmente i report dell’Istat dedicati all’analisi della povertà in Italia.
Rispetto a chi ha rifiutato i lavori proposti, altro mito cavalcato da chi vorrebbe abolire il RdC, i motivi rilevati nel rapporto su menzionato da coloro che hanno declinato l’offerta proposta sono stati i seguenti: nel 53,6% l’offerta è stata rifiutata perchè non in linea con le competenze possedute, nel 24,5% perché non in linea con il proprio titolo di studio, nell’11,9% per una retribuzione troppo bassa. Solo il 7,9% di coloro che hanno rifiutato l’offerta lavorativa ha indicato la necessità di spostarsi come causa prevalente del rifiuto.
Il RdC è uno strumento che sicuramente si può migliorare, per farlo però non bastano proclami propagandistici, serve un approccio serio. Guardare ai dati è un primo passo.
Più in generale però, bisognerebbe lavorare per invertire le dinamiche economiche che favoriscono i processi di impoverimento che riguardano fasce sempre più ampie di popolazione. Detto in altri termini, per contrastare i processi di impoverimento servono politiche di redistribuzione della ricchezza, serve mettere al centro dell’azione politica il lavoro e la tutela dei diritti del lavoro invertendo la tendenza dell’ultimo quarantennio che, mortificando lavoro e diritti del lavoro, ci ha portato alla situazione attuale.
lunedì 26 settembre 2022
Un (breve) commento a caldo sui risultati elettorali
venerdì 6 maggio 2022
II Sessione - Dal lato oscuro del confine. Mobilità e diritti alle frontiere d'Europa
Campi informali e pratiche di autorganizzazione
Chair: Ivan PUPOLIZIO (Università degli Studi di Bari "Aldo Moro") Interventi di: Elena FONTANARI (Università degli Studi di Milano) Antonio CINIERO (Università del Salento) Irene PEANO (Universidade de Lisboa) Giuliana SANÒ (Università degli Studi di Messina) Francesco MARCHINI (University of South Wales)martedì 1 marzo 2022
Presentazione Dossier Statistico Immigrazione 2021 (Università del Salento)
I corsi di Laurea in Area Politologica, Servizio Sociale e in Governance Euromediterranea delle Politiche Migratorie, in collaborazione con i Dipartimenti di Storia, Società e Studi sull’Uomo e di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento organizzano il seminario di presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2021, curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS (Roma).
PROGRAMMA DEI LAVORI: SALUTI ISTITUZIONALI MARIANO LONGO, Direttore del Dipartimento di Storia Società e Studi sull’Uomo – Università del Salento LUIGI MELICA, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche – Università del Salento ELIANA AUGUSTI, Presidente Corso di Laurea in Governance Euromediterranea delle Politiche Migratorie DANIELE DE LUCA, Presidente Corsi di Laurea di Area Politologica INTRODUZIONE AI LAVORI MATTEO BIFFONI, Sindaco di Prato - Delegato nazionale ANCI all’immigrazione e politiche per l’integrazione e Presidente della Fondazione Cittalia PRESENTAZIONE DEI CONTENUTI DEL “DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE” LUCA DI SCIULLO, Centro Studi e Ricerche Idos ANTONIO CINIERO, Università del Salento e Redazione Regionale Centro Studi e Ricerche Idos INTERVENTI DI COMMENTO PAOLO DE NARDIS, Università La Sapienza e Presidente Istituto di Studi Politici S. Pio V AZMI JARJAWI, Dipartimento Politiche Migratorie CGIL – Puglia CONCLUSIONI LAURENCE HART, Direttore OIM - Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo - Capo Missione per l'Italia e Malta
venerdì 17 dicembre 2021
Intervista ad Avvenire: «Rom bulgari schiavizzati per la passata economica»
link all'articolo qui
«Quando una bottiglia di passata costa meno di un euro, possiamo essere certi che quei pomodori sono stati raccolti in queste campagne da braccianti trattati come schiavi». Antonio Ciniero, docente di sociologia delle migrazioni all’Università del Salento, conosce bene i ghetti in cui hanno perso la vita i due bambini rom bulgari. E quali sono le dinamiche economiche imposte dalle catene dei supermercati, che provocano lo sfruttamento brutale dei braccianti stranieri.

A Borgo Mezzanone nel 2009 nasce il "Ghetto dei bulgari", rom della città di Sliven. All’inizio arrivano con una catena migratoria basata sul passaparola, poi con arrivi organizzati da bulgari in contatto con il caporalato. I pullman passano in Grecia e sbarcano a Bari e Brindisi. Parte si ferma nel foggiano, il resto va a Mondragone nel casertano, dove si accampano nei "palazzi Cirio" ghetti verticali fatiscenti. Famiglie che stanno da giugno a settembre per il pomodoro, poi tornano per riportare i figli a scuola e passare l’inverno coi soldi guadagnati. Chi non guadagna abbastanza resta per la raccolta di finocchi e altri ortaggi. D’inverno nelle baracche ci sono i più poveri tra i poveri.
Come mai questi incendi continui?
Anche a Stornara le baracche sono di legno, impermeabilizzate coi teli di plastica antigrandine delle vigne. Bombe incendiarie. Sono ghetti ignorati dalle istituzioni che se ne accorgono solo quando, regolarmente, si verificano queste tragedie. Gli unici interventi istituzionali sono stati gli sgomberi. Nel 2018 è stato eliminato il Ghetto dei bulgari, a Borgo Mezzanone, ma ai quasi mille risiedenti non è stata offerta nessuna alternativa. E si sono riformati micro-insediamenti in baracche o casolari abbandonati. Il sindaco di Stornara ha detto: «Abbiamo perso due bambini della nostra comunità». Ma se ne sono accorti solo adesso.
L’intermediazione riguarda ogni aspetto della vita dei braccianti. All’arriva in Italia vengono portati con furgoni nelle baraccopoli che devono risistemarsi. L’affitto mensile è di 60 euro, decurtato dalle paghe. Sono pagati a cottimo: mentre gli africani guadagnano 3 o 4 euro a cassone di pomodori da 300 chili, e ne riempiono una decina a giornata, i rom bulgari prendono meno di 2 euro a cassone, perché arrivano con le famiglie e facendo lavorare anche la moglie e i ragazzi, riescono a mettere insieme qualcosa, mentre gli africani sono uomini soli. I caporale prende 5 euro per il trasporto dalla baraccopoli, 3 euro per il panino e l’acqua, 2 euro per un’altra bottiglia. E nei ghetti isolati devono comprare il cibo dai caporali o da loro intermediari che pagano un pizzo. I prezzi di cibo e medicinali sono quadruplicati. Il lavoro che fanno è usurante e spesso abusano di antidolorifici. Ho visto vendere una bustina di Oki per 5 euro.
La Relazione annuale della Direzione Antimafia già nel 2017 segnalava segnali di cooperazione tra soggetti bulgari e sodalizi criminali italiani.
Nella provincia di Foggia è coltivato il 40% di tutto il pomodoro italiano. Siamo secondi solo agli Stati Uniti. Il ruolo della Grande distribuzione organizzata è centrale in questo sfruttamento, perché schiaccia anche le aziende, comprando il prodotto prima del raccolto e imponendo il prezzo. I produttori quindi possono tagliare solo sul "capitale variabile", cioè la forza lavoro. Che in questo caso rasenta il lavoro schiavile.